Tank Girl by Jamie Hewlett
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  • lunedì, novembre 17, 2003


    ...io, un blogger bovaro al cinema 2...
    vivere e dormire al torino film festival;
    In ogni festival dovrebbero scrivere all'ingresso a caratteri cubitali:
    Emmanuelle Béart bella non c'è che dire...Non fidatevi mai dei capolavori!
    Io odio la critica fighetta, la loro puzza sotto il naso che glorifica ogni cazzata autorale, ti fa sentire ignorante come una zappa quando vedendo un film noioso tu lo definisci un film noioso, anche se è francese, anche se il regista ha partecipato al 'movimento', anche se il senso del fantastico viene evocato tramite riflessi archetipici della mitologia celtica... in poche parole vi odio, brutti adoratori del nulla!
    Se al mattino è andato tutto bene perchè ho scelto IO cosa vedere, il mio pomeriggio l'ho invece affidato nelle mani della critica italiota: e non l'avessi mai fatto!
    I centocinquanta minuti di 'Histoire de marie et julien' buttati via gridano vendetta! Il regista francese Jacques Rivette sarà un artista a tutto tondo, ma il suo film è lento, inutile, mal recitato e pretenzioso...
    Il bugiardino mi informa che il progetto è stato interrotto 27 anni fa... perchè diavolo ora Rivette ha cambiato idea?
    Un dubbio mi viene... o è aumentato il costo dell'affitto della sua casa a Parigi o il suo sogno del cassetto era vedere le splendide tette di mademoiselle Emmanuelle Béart (voto ****).
    Le tette di Emmanuelle Béart in effetti sono culturalmente significative, però a 'sto punto si poteva risolvere il tutto facendo un cortometraggio alla Tinto Brass, evitando di martoriare gli spettatori con centocinquanta minuti di psicologismi e dialoghi inconcludenti.
    La storia: un uomo si innamora di una ragazza molto più giovane di lui e molto più figa avvenente di quanto potesse sognare, la passione aumenta proprio nel momento in cui traspare il lato nascosto e misterioso della ragazza... le sue incursioni nel mondo dei redivi diventano sempre più dolorose perchè affiora la consapevolezza che questo amore, sempre più infuocato, è destinato a finire. Cerco di scrivere qualcosa di sensato, ma non è facile... tenete conto che mi sono addormentato a metà film e dieci minuti prima dell'inizio dell'opera ho rivisto una mia vecchia amica, per cui sapete come vanno queste cose, si è parlato delle vacanze in puglia, di quanto era più bello il festival in centro torino al reposi o al massimo, dell'attesa delle chicks on speed previste all'hiroshima e della bastardata goliardica di tre suoi amici del dams che gli avevano consigliato questo capolavoro di film francese!
    Finito il film ci siamo tirati su bevendo una birretta in un bar anonimo in quel gigantesco scatolone multicolore denominato lingotto... lei se ne poi andata a vedere un film d'autore italiano (Tonino De Bernardi) io ho preferito andarmene in sala 6 per i cortometraggi di Brakhage, autore controculturale americano iniziatore del cinema sperimentale...
  • sabato ore 14.45 HISTOIRE DE MARIE ET JULIEN di Jacques Rivette (Francia, 2003, 35mm, 150')
    Con Emmanuelle Béart, Jerzy Radziwilowiccz, Anne Brochet, il film di un grande maestro che riprende un progetto interrotto 27 anni fa. "Allora avevo ancora voglia di mettere l'accento sul versante fantastico della storia. Oggi quello che più mi interessa è la storia d'amore tra quest'uomo e questa donna, alla quale all'inizio non sono preparati. L'amore li prenderà di sorpresa, ed è qui che il 'fantastico', con la sua logica d'acciaio, costringerà i personaggi a uscire da sé stessi, a confrontarsi con ciò che li oltrepassa in ogni senso, fino al 'sublime'" (Jacques Rivette)
    voto:1/2 *
    Più di due ore di sofferenza per vedere du' bocce (come si dice in Francia)
  • sabato ore 18.00 Omaggio a Stan Brakhage MARYLIN'S WINDOW di Stan Brakhage (USA, 1980, 16mm, 9')
    LOVESONG di Stan Brakhage (USA, 2002, 16mm, 12')
    THE JESUS TRILOGY AND CODA di Stan Brakhage (USA, 2001, 16mm, 20')
    Un raro gruppo di 35mm, due dei migliori Brakhage degli ultimi anni, e il primo film di una nuova serie a cui il regista stava lavorando poco prima di morire, Chinese Series.Con l'opera di Stan Brakhage il colore, il pittorico, l'arte figurativa astratta prende movimento e si fa cinema.Incursioni nella pellicola e con la pellicola. Schizzi e blow-up attraverso una tela multimediatica che si fa schermo e fa schermo sulla realtà, vista con i colori e l'animazione di paesaggi, cose, volti, situazioni che si possono appena vedere se non immaginare.
    voto: *
    Riconosco l'enorme bravura artistica e tecnica del regista americano, ma sciropparmi cortometraggi senza audio e con la successione di fotogrammi 'pitturati' non fa per me... la prossima volta che c'è Brakhage nel cartellone mi porto il walkman e mi ascolto i primal scream di 'xtrmntr'... quelle immagini disturbanti in continua evoluzione sarebbero perfette per un rave!
    Cinque minuti prima della fine del cortometraggio-mattone si sente il rumore dell'allarme: un ragazzo è scappato dalla sala passando dall'uscita di sicurezza...
    risate in sala
    sbrodolate pittoriche sullo schermo.

    Io ho nostalgia di 'Attila flagello di Dio'!



    'sleepy' massi
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